USB Scuola: Il tetto agli alunni stranieri è l’ultimo tassello della deriva
razzista del governo
Dal palco di Fenix la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha annunciato con toni
trionfalistici e parecchia enfasi un tetto del 30% di alunni stranieri per classe e il divieto di
niqab e burqa in aula. Il Ministro Valditara porterà le misure in un decreto al prossimo
Consiglio dei ministri, mentre la Lega ragiona sulla revoca del permesso di soggiorno alle
famiglie che non mandano le figlie a scuola.
USB Scuola denuncia una linea politica che tratta i figli degli immigrati come un problema
da contenere e che non affronta i nodi problematici della scuola statale. Una linea che
porta dentro le scuole una logica di respingimento fino a oggi estranea alla scuola pubblica
statale.
I numeri non descrivono nessuna emergenza. Gli alunni con background migratorio sono
circa 931 mila, l’11,6% del totale, e due terzi di loro sono nati in Italia. Le classi in cui gli
alunni di prima generazione superano il 20% sono circa mille su oltre 300 mila. Il tetto del
30% esiste già dalla circolare Gelmini del 2010 e non è mai stato applicato, perché le
famiglie vivono dove gli affitti costano meno e i bambini frequentano la scuola del loro
quartiere. Invece di intervenire su casa, servizi e organici, vale a dire sui nodi che
rispondono ai bisogni di tutte e di tutti, il Governo sposta il problema sui bambini immigrati.
Distribuire alunni tra istituti diversi in base alla cittadinanza e alla conoscenza dell’italiano
significa classificarli per origine, e una scuola costituzionale non può farlo.
Colpisce che il presidente dell’ANP, Antonello Giannelli, abbia definito la questione
“fondata e condivisibile” in termini didattici, limitando i dubbi alla difficoltà di trovare una
soluzione tecnica. Sul piano didattico e pedagogico non esiste alcun elemento che
giustifichi il tetto. Le difficoltà nelle classi con molti alunni arrivati da poco nel nostro Paese
dipendono dal numero insufficiente di docenti e ATA, dalle ore di italiano come seconda
lingua, dalla presenza esigua di personale di supporto, e non dalla nazionalità di chi siede
tra i banchi delle nostre scuole. Riconoscere al Governo la ragione di principio e discutere
soltanto le modalità di applicazione offre una copertura di legittimità a una scelta politica
aberrante.
Le domande poste da molti dirigenti scolastici sono giuste: cosa facciamo, li mandiamo
via? La risposta è che nessun bambino va mandato via, e che il principio stesso va
respinto.
USB P.I. Scuola – Via dell’Aeroporto 129 – Roma –mail: scuola@usb.it
I dati sull’abbandono scolastico, 26,2% tra chi non ha la cittadinanza italiana contro il 6,7%
degli italiani, indicano dove intervenire. Le scuole che accolgono di più sono anche quelle
a cui lo Stato ha dato di meno, e un tetto non aggiunge un’ora di italiano né un insegnante
in classe.
USB Scuola chiede investimenti straordinari per aumentare gli organici di docenti e di
personale ATA. Servono docenti specializzati nell’insegnamento dell’italiano come
seconda lingua, docenti di sostegno e mediatori linguistici in compresenza, più
collaboratori scolastici e assistenti amministrativi per accompagnare l’accoglienza e le
pratiche delle famiglie, con risorse stabili e assunzioni a tempo indeterminato.
L’integrazione di tutti gli alunni si costruisce con più personale e più tempo scuola, in classi
dove nessun bambino viene contato come una quota. Tutto il resto è demagogia di basso
livello.
USB Scuola respinge queste forme di propaganda elettorale e invita docenti, personale
ATA e dirigenti scolastici a contrastare queste misure retrograde e anticostituzionali.
Di questo e di tanto altro parleremo all’assemblea generale sui temi dell’immigrazione che
USB ha convocato per giovedì 24 settembre https://www.usb.it/leggi-notizia/non-e-piu-
propaganda-e-razzismo-fascista-violento-24-settembre-ore-1830-assemblea-nazionale-
migranti-online-1029.html
Personale scolastico
Docente