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Piano d’Istituto per l’Intelligenza Artificiale

Versione sintetica del Piano IA pensata specificamente per le scuole primarie e secondarie di I grado,

Descrizione

PIANO D’ISTITUTO PER L’INTELLIGENZA ARTIFICIALE (SINTESI PER I DOCENTI)

1. Perché un Piano IA nel nostro istituto

I bambini e i ragazzi del nostro istituto vivono in un mondo in cui le tecnologie “intelligenti” sono sempre più diffuse: assistenti vocali, giochi e app che rispondono alle domande, suggerimenti automatici di contenuti, strumenti che generano testi e immagini. È probabile che, soprattutto nella secondaria di I grado, molti alunni abbiano già incontrato o usino strumenti di intelligenza artificiale, spesso senza esserne
pienamente consapevoli.
Nel frattempo l’Unione Europea ha approvato il Regolamento sull’IA (AI Act) e il MIM ha emanato Linee guida che chiedono alle scuole di dotarsi di un Piano d’Istituto per l’IA, integrato nel PTOF, per governarne l’uso in modo responsabile.
Per un istituto comprensivo, il Piano IA serve soprattutto a:
 proteggere i minori (6–13 anni) da usi impropri o rischiosi degli strumenti di IA;
 dare ai docenti e al personale una cornice chiara: che cosa si può fare, che cosa non si può fare, con quali limiti;
 evitare improvvisazioni e pressioni esterne, mettendo al centro la nostra identità educativa e la fiducia delle famiglie.
Non si tratta di “portare l’IA in classe a tutti i costi”, ma di decidere consapevolmente come la scuola intende regolarsi.

2. I principi fondamentali del Piano

Il Piano IA si fonda su alcuni principi chiave.

Centralità del docente.
L’intelligenza artificiale è considerata solo come eventuale supporto al lavoro del docente. Progettazione, relazione educativa, valutazione e cura della classe restano pienamente responsabilità degli insegnanti.
Nessun sistema può sostituire la professionalità docente né prendere decisioni sugli alunni.

Approccio “risk based” e principio di precauzione.
In linea con il GDPR e con l’AI Act, la scuola adotta un approccio basato sulla valutazione del rischio. In
questa fase iniziale:
 si utilizzano solo casi d’uso a rischio minimo o nullo;
 non si usano strumenti di IA per trattare dati personali (di alunni, famiglie, colleghi, ecc.);
 sono escluse pratiche ad alto rischio o vietate (riconoscimento di emozioni, scoring
comportamentale, sorveglianza, profilazioni automatiche).
L’IA lavora, se usata, su contenuti generici e sempre sotto controllo umano.

Tutela dei minori e fiducia delle famiglie.
La fascia 6–13 anni richiede un’attenzione particolare. Il Piano distingue tra:

 scuola primaria: l’IA non è uno strumento in mano ai bambini, ma un’eventuale risorsa per i
docenti;
 scuola secondaria di I grado: l’IA entra anche come tema di educazione civica digitale e di
riflessione critica, ma l’uso operativo rimane comunque mediato dal docente, non autonomo da
parte degli alunni.

3. Che cosa prevede il Piano per la didattica

Nella scuola primaria
L’IA può essere usata solo dal docente come supporto alla progettazione e alla preparazione dei materiali.
A titolo di esempio, l’insegnante può:
 farsi suggerire spunti per brevi racconti da rielaborare con la classe;
 generare idee per problemi di matematica legati a situazioni di vita quotidiana;
 ottenere bozze di semplici testi informativi su un argomento di scienze da semplificare, correggere
e adattare;
 creare elenchi di parole, frasi o situazioni per giochi linguistici.
In tutti i casi il materiale prodotto è solo un punto di partenza: il docente lo esamina, lo modifica e lo adatta
alle esigenze reali della classe. L’IA, se usata, può eventualmente aiutare l’insegnante a immaginare
contesti o personaggi, ma l’idea del compito, la gestione in classe e la valutazione restano integralmente in
capo al docente.

Nella scuola secondaria di I grado
Anche qui l’IA è uno strumento in mano al docente. Può essere utilizzata, ad esempio, per:
 progettare brevi testi argomentativi guidati;
 immaginare semplici percorsi sul territorio da trasformare in attività interdisciplinari;
 creare tracce di situazioni–problema per educazione civica;
 proporre esempi di dati (numerici o testuali) su cui poi gli alunni lavorano.
Nella scuola secondaria l’IA potrà essere usata per lo svolgimento di compiti autentici quali, ad esempio, un regolamento di classe, cartellone per i compagni, descrizione di un luogo reale, resoconto di un’esperienza.
In questo contesto l’IA può al massimo fornire “materia grezza” da rifinire ma spetta al docente l’attività di progettazione, gestione e valutazione.
In entrambe le scuole si prevede, in forma adeguata all’età, un’educazione all’IA: nella primaria in forme semplici (non tutto ciò che dice il computer è vero, importanza delle fonti, chiedere sempre conferma agli adulti), nella secondaria con attività più strutturate di educazione civica digitale (funzionamento di base, rischi di plagio, disinformazione, dipendenza dallo strumento).

4. Uso dell’IA da parte degli alunni (6–13 anni)

Il Piano stabilisce che, in questa fase, gli alunni non devono usare in modo autonomo gli strumenti di IA
eventualmente messi a disposizione dalla scuola.
In concreto:
 gli alunni non accedono con proprie credenziali ad applicazioni di IA tramite account dell’istituto;
 non inseriscono direttamente nei sistemi IA testi, immagini o dati personali;
 non vengono loro chiesti compiti per i quali l’uso dell’IA sia un requisito o sia “incoraggiato” dalla
scuola.

Nella primaria eventuali dimostrazioni sono gestite solo dal docente, su contenuti generici e senza alcun
riferimento agli alunni.
Nella secondaria di I grado il docente può, se lo ritiene utile, mostrare in classe alcuni esempi di risposte
generate da un sistema IA, sempre con il proprio account e su prompt neutralizzati, per analizzarli
criticamente con gli alunni (errori, limiti, rischi). L’obiettivo è educare al pensiero critico, non “insegnare a
usare operativamente” l’IA.
Eventuali progetti pilota più avanzati, in cui si ipotizzi un ruolo più attivo per gli studenti, potranno essere
valutati in futuro dal GLIA e dal Dirigente, ma solo dopo nuova analisi dei rischi, formazione adeguata e
sempre con divieto di trattamento di dati personali.

5. IA e attività amministrative

Per la parte amministrativa il Piano consente un uso molto prudente dell’IA, ad esempio per:
 predisporre bozze di circolari, note, comunicazioni alle famiglie, che vengono sempre riviste e
validate da segreteria e Dirigente;
 facilitare la ricerca di riferimenti normativi o di informazioni in testi complessi;
 aiutare a sintetizzare contenuti generici (non dati personali) a supporto dell’organizzazione.
Anche qui valgono gli stessi limiti:
 nessun inserimento di elenchi di alunni o dati identificativi;
 nessuna decisione amministrativa “presa dalla macchina”;
 controllo umano su ogni documento prima della firma e della diffusione.

6. Formazione (AI literacy): prima gli adulti, poi gli alunni

Il Piano individua la formazione come condizione indispensabile.
Per i docenti si prevedono azioni di formazione volte a:
 capire che cosa sono i sistemi di IA, in modo semplice e chiaro;
 conoscere i principali rischi (errori, bias, disinformazione, dipendenza dallo strumento);
 comprendere gli aspetti giuridici essenziali (privacy, responsabilità, regole interne);
 vedere esempi concreti di utilizzo coerente con le attività tipiche del primo ciclo.
Per il personale amministrativo e tecnico la formazione sarà più orientata alla gestione corretta dei
documenti, alla relazione con i fornitori, alla sicurezza dei dati.
Solo dopo aver costruito questa base interna, l’istituto attiverà attività di AI literacy per gli alunni, calibrate
per età:
 nella primaria, attraverso racconti, giochi e attività di educazione al pensiero critico e all’uso
responsabile dei dispositivi;
 nella secondaria di I grado, attraverso moduli di educazione civica digitale, discussioni e analisi di
casi.
Le attività formative rivolte agli alunni saranno in prevalenza condotte dai docenti stessi.

7. Governance e passi successivi

Per attuare il Piano IA, l’istituto prevede:
 il ruolo di regia del Dirigente scolastico;
 l’istituzione o conferma di un Gruppo di lavoro per la digitalizzazione e l’IA (GLIA) con docenti,
DSGA, personale ATA;

 il coinvolgimento del DPO e, se necessario, di consulenti esterni per gli aspetti normativi e tecnici.
Dopo l’approvazione del Piano da parte del Collegio dei docenti e del Consiglio di Istituto, i passi concreti
saranno:
 individuare pochi casi d’uso iniziali, a rischio minimo, per docenti e segreteria;
 avviare un primo ciclo di formazione interna;
 monitorare le esperienze realizzate e raccogliere osservazioni;
 presentare a fine anno al Collegio un breve resoconto e, se necessario, proporre aggiornamenti del
Piano.

Questa sintesi non sostituisce il testo integrale del Piano IA, ma ne evidenzia i punti che riguardano più direttamente il lavoro quotidiano dei docenti. L’obiettivo non è chiedere a tutti di “fare IA”, ma permettere alla scuola di decidere, in modo prudente e condiviso, se e come farsi aiutare da questi strumenti, proteggendo gli alunni, valorizzando la professionalità docente e mantenendo la fiducia delle famiglie.

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